lunedì 3 gennaio 2011 Lettera aperta dai lavoratori Fiat Mirafiori agli studenti. Dai lavoratori Fiat Mirafiori,agli studenti e alle studentesse dell´Università e a tutto il mondo della formazione. Viviamo in un periodo in cui il ceto politico e la classe dominante, anche attraverso un uso cinico della crisi economica, stanno ulteriormente peggiorando le condizioni di vita, di studio e di lavoro di tutti i settori più deboli della società. Vorremmo farvi partecipi della nostra condizione. Noi operai della Fiat circa trent´anni fa ambivamo e sceglievamo di entrare a lavorare in fabbrica con la prospettiva di un, seppur basso ma sicuro, salario mensile che ci consentisse un futuro dignitoso per noi e per la nostra famiglia: questa piccola sicurezza ci ha concesso, nel tempo, di poterci permettere il consumo di beni materiali in cambio del nostro lavoro fisico. Alle prime autovetture comprate a rate, andava a sommarsi il mutuo della casa e magari la rata del prestito per sostenere lo studio dei nostri figli, per assicurargli, illudendoci, un futuro migliore del nostro. Per anni abbiamo continuato ad ingurgitare e defecare beni materiali, producendo humus che concimava la pianta del sistema capitalistico. In fabbrica parlavamo (e magari qualcuno stupidamente investiva) di azioni, di borsa, di bolle di mercato…ed intanto quotidianamente i lavoratori morivano sui luoghi di lavoro. Ora in fabbrica si usa come arma psicologica la cassa integrazione, in questo modo non guadagni, non spendi e quindi non sei nessuno, non esisti. Il sistema capitalistico vuole cancellare in un sol colpo il passato (i diritti e il reddito conquistati con lotte, con sacrifici e morte dai nostri padri) ed il futuro, cioè la possibilità di studio e di emancipazione per i nostri figli, in cambio di un presente sempre più improntato ad un consumismo immediato. Questa condizione, sempre peggiorata negli ultimi decenni, ci porta a pensare che non è più possibile lottare individualmente o settorialmente; ci porta a credere che sia sempre più necessario costruire dei percorsi di unità. Vogliamo essere uniti nelle lotte perché noi crediamo che così si possano migliorare le opportunità di chi studia e di chi lavora. Uniti, perché il mondo del lavoro e quello scolastico vivono già una condizione precaria e gli interventi attuali volgono al loro peggioramento. Uniti, perché gli studenti di oggi, domani entreranno in un mondo del lavoro precario e noi, come hanno fatto i nostri genitori, dobbiamo far si che la nostra lotta respinga i provvedimenti di chi vuole fare solo “cassa” sulle vite dei più deboli. Oggi studenti e operai insieme possono creare un ponte, dove il mondo della formazione e la classe operaia e lavoratrice si uniscano per proporre un dialogo e un´unità per respingere gli attacchi di una società in cui solo una piccola parte decide per tutti. Per noi è importante uscire dalla fabbrica. Siamo convinti che sia necessario che tutte le realtà che oggi sono colpite in modo trasversale dai governi e dalle classi dominanti, debbano trovare un primo momento di confronto, di conoscenza, di discussione che porti a rafforzare le lotte di tutti e a mettere in campo una forza adeguata per poter tornare a migliorare le nostre condizioni di vita. Per questo facciamo un appello per un´assemblea lavoratori-studenti, nei tempi più brevi possibili, da concordare insieme. Gli operai e le operaie della Fiat Mirafiori Aderiscono: lavoratori di Agile-ex Eutelia, di Comdata, lavoratori e precari della scuola, del settore delle telecomunicazioni, interinali e delle cooperative sociali)
Lettera aperta dai lavoratori Fiat Mirafiori agli studenti
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Noi studenti (o ex-studenti) universitari abbiamo ricevuto dai nostri padri e nonni un regalo enorme: la libertà, ottenuta attraverso la Resistenza e il sacrificio di molti. Cento anni di lotta di classe ci avevano anche regalato buone condizioni di vita, il sessantotto (così criticato) aveva liberato le donne da innuerevoli vincoli e aveva posto le basi per la liberazione gay.
Se queste cose ci vengono tolte, è nostra responsabilità, sottolineo la parola, riprendercele. Prima di noi altri si sono sacrificati per quello che ritenevano giusto, ora tocca a noi.
Non dobbiamo farci scoraggiare dall’ostentazione di potere di Berlusconi, né pensare che i violenti della manifestazione di Roma abbiano reso inutili i nostri sforzi: al tempo, forse anche le insurrezioni del 1848 sembrarono inutili a qualcuno, ma poi venne l’unità d’Italia, proprio sul terreno che esse avevano preparato.
Se per alcuni è difficile comprendere le ragioni di immigrati che salgono su una gru per difendere i loro diritti, è molto meno difficile credere a noi, che siamo figli e nipoti di questa società.
Forse abbiamo la responsabilità di non mollare mai, e di credere sempre alla libertà – quella vera, non la parola usurata e vuota di significato che si trova su molti simboli politici. Forse abbiamo la responsabilità di proteggere il dono dei nostri padri e dei nostri nonni.