Tag Archives: corriere

a Qualcuno piacciono i sondaggi…

27 Ott

Siamo stati tormentati per settimane dal fatto che il governo e le sue scelte erano condivise dal 60%-70% degli italiani. Oggi possiamo dare un’altra notizia che arriva da due sondaggi:

  • Secondo Mannheimer sul corriere ora il governo ha la fiducia solo di poco più del 40% dei cittadini
  • Secondo Ilvo Diamanti i cittadini respingono a maggioranza i tagli all’istruzione, le classi ponte, la chiusura degli istituti scolastici e sono favorevoli alle proteste degli studenti. Inoltre la fiducia nella scuola pubblica è aumentata, per le elementari sale addirittura al 69%. Interessante anche il fatto che i più favorevoli ai provvedimenti Tremonti, Brunetta e Gelmini sono i più distanti dal mondo scolastico: anziani e famiglie senza studenti o docenti. A dimostrazione che il consenso ai provvedimenti arriva più da motivazioni ideologiche che da una vera conoscenza del problema. Qui l’articolo di commento al sondaggio

Alcuni dati dal sondaggio dell’istituto Demos:

Chi ha distrutto l’università?

26 Ott

Riportiamo il finale dell’articolo di Rizzo e Stella  sul corriere sui problemi delle lauree facili, il testo completo lo potete trovare qui

Che senso ha regalare le lauree così, a chi ha l’unico merito di essere iscritto alla Cisl o di lavorare all’Aci? È una domanda ustionante, da girare a tutti coloro che hanno governato questo Paese. Tutti. E che certo non può essere liquidata buttando tutto nel calderone degli errori della sinistra, come ha fatto l’altro ieri Mariastella Gelmini dicendo che di tutte le magagne universitarie «non ha certo colpa il governo Berlusconi che, anzi, è il primo governo che vuol mettere ordine». Sicura? Certo, non c’era lei l’altra volta alla guida del ministero. Ma la magica moltiplicazione delle università (soprattutto telematiche), la corsa alle convenzioni più assurde e il diluvio di «lauree sprint», lo dicono i numeri e le date, è avvenuta anche se non soprattutto negli anni berlusconiani dal 2001 al 2006. E pretendere oggi una delega in bianco perché «non si disturba il manovratore», è forse un po’ troppo. O no?

Sergio Rizzo
Gian Antonio Stella

Vignetta e articoli

24 Ott

Inoltre tre interessanti articoli di Repubblica e Corriere:

Quei numeri che non si ingabbiano di ANGELO MELONE

Ecco i ragazzi dell’Onda di CURZIO MALTESE

Pisa, in piazza per la prima volta il Sant’Anna Gasperetti

Che la Gelmini stia un po’ cedendo?

19 Ott

Ecco il ragazzone di Maria Stella

Oggi vi linkiamo un’intervista alla Gelmini su corriere.it, la ministra innanzitutto ci tiene ad informarci sul fatto che è andata dal parrucchiere e che stiamo antipatici al suo fidanzato che afferma “se ti torcono un capello ci penso io” . Non si preoccupi il macho, nessuno torcerà un capello alla sua Stella.

Ma veniamo alla parte importante, nell’intervista la Gelmini afferma:

“I sindacati hanno messo in giro la voce che licenzieremo migliaia di insegnanti e molti finiranno negli uffici postali. Falso. Lo dico ad alta voce: non licenzieremo nessuno”, allora se torna il maestro unico ma non licenziano nessuno l’unica soluzione è che costruiscano nuove scuole, sembra al contrario che molte verranno chiuse.

“Ci sono almeno 5 atenei con i conti fuori controllo. L’università rischia di finire come l’Alitalia e io voglio mettere mano subito a una riforma” quindi la soluzione da lei trovata è tagliare indiscriminatamente i fondi a tutte le università anche a quelle coi conti in regola.

Per ultima una proposta

“Allora sta pensando al turnover, una quota del 20% dei docenti che escono andrebbe ai precari, «premiando i più meritevoli anche con aumenti, e Tremonti deve farmi il santo piacere di non dire sempre no»” intanto non si capisce se intende il 20% delle assunzioni (che già di loro saranno 1 ogni 5 docenti in pensione e che quindi farebbe un precario ogni 25 docenti!) oppure intende proprio il 20% cioè tutte le assunzioni, ma cosa più importante il ministro dice che tutto è nelle mani di Tremonti confermando il fatto che lei è solo una faccia che si presta ai tagli operati dal prode Giulio.

Concludendo, la Gelmini e Berlusconi sono preoccupati dalle proteste che ogni giorno si fanno più grandi e tentano ora di dividere il fronte, mi sembra un primo cedimento.

Continuiamo così, lottare serve!

Lunedì 20 ore 9.30 nel cortile del Bo partecipiamo tutti all’assemblea in attesa della decisione del senato accademico sulla protesta pubblica dell’università di Padova!

Nature

17 Ott

Lascio il link di una lettera pubblicata sul corriere.it di una studentessa e trascrivo un durissimo articolo della rivista Nature sui tagli e i provvedimenti del governo.

qui la traduzione a cura di dica133.wordpress.com

NATURE Vol 455 16 October 2008

page 835-836

Cut-throat savings

In an attempt to boost its struggling economy, Italy’s
government is focusing on easy, but unwise, targets.

It is a dark and angry time for scientists in Italy, faced as they
are with a government acting out its own peculiar cost-cutting
philo sophy. Last week, tens of thousands of researchers took to
the streets to register their opposition to a proposed bill designed to
control civil-service spending (see page 840). If passed, as expected,
the bill would dispose of nearly 2,000 temporary research staff, who
are the backbone of the country’s grossly understaffed research institutions
— and about half of whom had already been selected for
permanent jobs.
Even as the scientists were marching, Silvio Berlusconi’s centreright
government, which took office in May, decreed that the budgets
of both universities and research could be used as funds to shore up
Italy’s banks and credit institutes. This is not the first time that Berlusconi
has targeted universities. In August, he signed a decree that cut university budgets by 10% and allowed only one in five of any vacant
academic positions to be filled. It also allowed universities to convert
into private foundations to bring in additional income. Given the current
climate, university rectors believe that the latter step will be used
to justify further budget cuts, and that it will eventually compel them
to drop courses that have little commercial value, such as the classics,
or even basic sciences. As that bombshell hit at the beginning of the
summer holidays, the implications have only just been fully recognized
— too late, as the decree is now being transformed into law.
Meanwhile, the government’s minister for education, universities
and research, Mariastella Gelmini, has remained silent on all issues
related to her ministry except secondary schools, and has allowed
major and destructive governmental decisions to be carried through
without raising objection. She has refused to meet with scientists and
academics to hear their concerns, or explain to them the policies
that seem to require their sacrifice. And she has failed to delegate an
undersecretary to handle these issues in her place.
Scientific organizations affected by the civil-service bill have instead
been received by the bill’s designer, Renato Brunetta, minister of public
administration and innovation. Brunetta maintains that little can be
done to stop or change the bill — even though it is still being discussed
in committees, and has yet to be voted on by both chambers. In a
newspaper interview, Brunetta also likened researchers to capitani di
ventura, or Renaissance mercenary adventurers, saying that to give
them permanent jobs would be “a little like killing them”. This misrepresents
an issue that researchers have explained to him — that
any country’s scientific base requires a healthy ratio of permanent to
temporary staff, with the latter (such as postdocs) circulating between
solid, well equipped, permanent research labs. In Italy, scientists tried
to tell Brunetta, this ratio has become very unhealthy.
The Berlusconi government may feel that draconian budget measures
are necessary, but its attacks on Italy’s research base are unwise
and short-sighted. The government has treated research as just
another expense to be cut, when in fact it is better seen as an investment
in building a twenty-first-century knowledge economy. Indeed,
Italy has already embraced this concept by signing up to the European
Union’s 2000 Lisbon agenda, in which member states pledged to raise
their research and development (R&D) budgets to 3% of their gross
domestic product. Italy, a G8 country, has one of the lowest R&D
expenditures in that group — at barely 1.1%, less than half that of
comparable countries such as France and Germany.
The government needs to consider more than short-term gains
brought about through a system of decrees made easy by compliant
ministers. If it wants to prepare a realistic future for Italy, as it should,
it should not idly reference the distant past, but understand how
research works in Europe in the present. ■