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Analisi delle linee guida del governo

1 Dic

Riportiamo un power point realizzato da docenti della facoltà di scienze mm.ff.nn. di Padova che analizza le linee guida per l’università del governo

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Ricordiamo che domani alle 17.30 presso il centro culturale S. Gaetano ha inizio la prima conferenza de “la scienza in vetrina

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Proteste e nuovo decreto

8 Nov

Ieri si sono svolte manifestazioni contro i tagli all’università in tutta Italia . A Roma sono avvenuti alcuni scontri quando degli studenti hanno tentato di bloccare una stazione della metropolitana. Qui trovate l’articolo riassuntivo di repubblica.

Qualcuno si chiederà perché continua la nostra protesta dopo l’approvazione al consiglio dei ministri di un nuovo decreto legge. La risposta è abbastanza semplice: questo provvedimento non cambia in sostanza alcune delle cose più gravi della legge 133. I tagli previsti al finanziamento pubblico dell’università cambiano nelle modalità ma le cifre sono le stesse, la privatizzazione delle università rimane tale e quale.

Noi studiamo in una delle università cosidette virtuose ovvero con i conti in regola. Ma non crediamo che sia facendo fallire altri centri di cultura importanti che si rimettano i conti in regola.

Punire le università in rosso togliendo loro altro denaro significa punire gli studenti e i dottorandi di colpe che non hanno. Se si vogliono mettere in regola le università si vada a colpire e responsabilizzare i dirigenti e i rettori. Il governo invece continua la strategia di usare il futuro dei giovani per ripianare i debiti dell’attuale generazione.

Noi studenti ci aspettiamo una riforma che non tagli il denaro, ma che lo distribuisca in maniera migliore e trasparente.

Vi informiamo che sul sito www.padovainmovimento.org troverete tutte le informazioni sull’Onda padovana!

Una buona e una cattiva notizia.

2 Nov

Il governo italiano ha deciso di congelare l’iter per la presentazione della riforma dell’università. Il motivo ufficiale? Un’ammissione di impopolarità e timore (“Non si può insistere subito sullo stesso punto” dichiara il Presidente del Consiglio, “è inutile far unire anche gli universitari alla protesta della scuola”, conferma il Ministro delle Riforme).

Sarebbe da considerare una piccola conquista: si sono finalmente accorti che esistiamo, hanno paura e smontano da soli uno dei principali argomenti usati a detrazione della mobilitazione studentesca di queste settimane cioè l’idea che la protesta sia fine a se stessa, che si manifesti contro la legge 133 come si potrebbe fare per la carta igienica rosa nei bagni.

Contemporaneamente però ingenti e, per quanto possibile, silenziose operazioni di polizia sono state avviate allo scopo di denunciare non solo gli occupanti dei licei e degli atenei ma anche gli organizzatori di manifestazioni non autorizzate o che si sono discostate appena dai tracciati previsti.

Persino la pacifica e pacata Padova non è affatto esente (cfr. Scuola, offensiva delle questure. Denunce per cortei e occupanti) da queste operazioni che hanno il risultato di costringere gli studenti (che oltre ad occuparsi del futuro dei loro studi vorrebbero anche riuscire a studiare, come forse il sostantivo non sottolinea abbastanza) a occuparsi di complicate questioni legali o burocratiche. E’ chiaro quanto ciò possa essere sconfortante e degradante per chi vuole semplicemente essere preso in considerazione e manifestare nel modo più semplice il suo dissenso verso una legge che di razionale ha solo il numero. Insomma, è possibile che alcuni di noi si troveranno ad essere processati in direttissima per volontà di una manica di prescritti che hanno compiuto reati oggettivamente gravi e compiuti in mala fede.

La connessione tra queste due scelte di governo rivela una politica tutt’altro che volta all’ascolto e improntata sul famoso principio immortalato dai romani (denotando così anche scarsa fantasia di metodo) del “divide et impera”: da una parte evitano di far incazzare anche i “moderati” mostrando loro un’espressione dialogica senza però offrire nessuna garanzia, dall’altra cercano di accrescere il disagio, quindi la rabbia, dei più coinvolti nella protesta, che hanno manifestato sempre nel modo più pacifico e nonviolento possibile (e questo li mette molto in crisi).

L’unica risposta che possiamo dare è restare uniti nonostante le divergenze, mostrare massima solidarietà nei confronti delle persone colpite da questa politica subdola e scorretta e continuare fermamente a proporre un’istruzione di qualità, e un confronto e un’analisi SERIA della situazione da parte del governo. Vuoi vedere che prima o poi lo capiscono che siamo più intelligenti, più onesti e abbiamo anche più buon gusto di loro?


(Daniele Turchetti)

Avviso:

Lunedì 3 novembre alle 15:00 si riunisce nel cortile nuovo di palazzo del Bo l’assemblea interfacoltà. Si farà il punto sulla situazione attuale per informare tutti con chiarezza e verranno fatte proposte sulle linee d’azione che la mobilitazione studentesca a Padova seguirà nelle prossime settimane.

Lunedì alle 15:00 tutti al Bo! Diffondete la notizia.

Nuove rubriche

1 Nov

Poiché il finesettimana è un momento di pausa per la protesta studentesca (molti sono infatti gli studenti fuorisede nelle università italiane), approfitteremo di questi due giorni per due rubriche. Una, pensieri in fuga, con l’opinione e il riassunto delle notizie più importanti della settimana a firma di uno dei nostri collaboratori, l’altra umoristica, con filmati e vignette (non abbiamo ancora un nome, potete suggerircelo voi nei commenti).

Cominciamo con l’opinione (domani l’umorismo!)

Il ’68 e noi


Dopo l’aggressione fascista di mercoledì scorso ho già introdotto questo argomento, sollevando alcune critiche e qualche discussione. Innanzitutto è bene precisare la verità che sta emergendo sul pestaggio. Infatti nonostante il governo dia la colpa ai centri sociali di sinistra le foto raccontano un’altra storia.

Potete trovare la versione corretta dei fatti un po’ ovunque: repubblica.it, anellidifumo (che fa un ottimo riassunto di quanto accaduto, con prove e controprove), addirittura c’è un filmato di anno zero in cui uno dei fascisti chiama per nome un poliziotto.

Dopotutto come si può credere che persone venute a una manifestazione con caschi e con spranghe addobbate col tricolore siano state vittime di un attacco improvviso dei comunisti? Mistero.

A questo punto, comprovato che il governo sta muovendo i suoi amici fascisti per colpire il movimento, dobbiamo chiederci che cosa fare.

Io credo che la cosa migliore sia mantenere la calma ed evitare reazioni violente. Abbiamo tutti il diritto all’autodifesa, per cui il mio non è in alcun modo un giudizio su chi ha reagito all’attacco lanciando quel che trovava. Io stesso non vi so dire come mi sarei comportato in quella situazione.

Quello che voglio dire è che non dobbiamo raccogliere il loro invito allo scontro, dobbiamo proseguire pacificamente come abbiamo fatto finora, smascherando i bugiardi, facendo emergere la verità.

Come ho già detto questo non è il ’68, non lo è perché la situazione è completamente diversa. Non è un fenomeno globale, non siamo una generazione con la speranza di avere sempre più dalla vita. La classe dirigente che oggi ci giudica ha vissuto quegli anni, da una parte o dall’altra. Vorrebbero ricondurci a loro, alla loro storia, al loro vissuto. Ma non dobbiamo permetterglielo, non lasciamo che introducano nella nostra protesta i loro termini, le loro regole.

Il ’68 è stato un momento importante della storia occidentale, come tutte le rivoluzioni ha portato cambiamenti fondamentali, ma con costi enormi. Sono stati fatti degli sbagli da quella generazione, uno di questi è stato sottovalutare la violenza che cresceva nel movimento. Io sento, e auspico, che non cadremo nella stessa rete, quella di Cossiga, che ci manterremo onesti ed integri. Il governo non può continuare il pestaggio fascista se noi non rispondiamo, perché la verità emergerebbe limpida, e questa falsa democrazia si svelerebbe per quel che è.

Se invece cadessimo nella rete della violenza, saremmo messi tutti alla pari, una gran parte del movimento se ne andrebbe impaurita. Poco dopo lo stesso metodo Cossiga imporrebbe una escalation di violenza, a quel punto il governo legittimato dal problema sicurezza e ordine pubblico sarebbe libero di imporre qualsiasi provvedimento a questo paese.

Ad ogni modo questa loro reazione significa che stiamo vincendo, e ricordiamoci che non dovrebbero essere i popoli ad aver paura dei governi, ma i governi ad aver paura dei popoli.

(Stefano Pozza)

Vi segnaliamo per concludere il nuovo aggregatore di blog no133.org, qui troverete le notizie dai blog sulla protesta di tutta Italia

Inoltre leggete questo articolo di Curzio Maltese sull’Università di Padova, i baronati e l’inventore di google.

Curzio! Se sei passato per matematica potevi anche venirci a trovare al presidio!

a Qualcuno piacciono i sondaggi…

27 Ott

Siamo stati tormentati per settimane dal fatto che il governo e le sue scelte erano condivise dal 60%-70% degli italiani. Oggi possiamo dare un’altra notizia che arriva da due sondaggi:

  • Secondo Mannheimer sul corriere ora il governo ha la fiducia solo di poco più del 40% dei cittadini
  • Secondo Ilvo Diamanti i cittadini respingono a maggioranza i tagli all’istruzione, le classi ponte, la chiusura degli istituti scolastici e sono favorevoli alle proteste degli studenti. Inoltre la fiducia nella scuola pubblica è aumentata, per le elementari sale addirittura al 69%. Interessante anche il fatto che i più favorevoli ai provvedimenti Tremonti, Brunetta e Gelmini sono i più distanti dal mondo scolastico: anziani e famiglie senza studenti o docenti. A dimostrazione che il consenso ai provvedimenti arriva più da motivazioni ideologiche che da una vera conoscenza del problema. Qui l’articolo di commento al sondaggio

Alcuni dati dal sondaggio dell’istituto Demos:

Chi ha distrutto l’università?

26 Ott

Riportiamo il finale dell’articolo di Rizzo e Stella  sul corriere sui problemi delle lauree facili, il testo completo lo potete trovare qui

Che senso ha regalare le lauree così, a chi ha l’unico merito di essere iscritto alla Cisl o di lavorare all’Aci? È una domanda ustionante, da girare a tutti coloro che hanno governato questo Paese. Tutti. E che certo non può essere liquidata buttando tutto nel calderone degli errori della sinistra, come ha fatto l’altro ieri Mariastella Gelmini dicendo che di tutte le magagne universitarie «non ha certo colpa il governo Berlusconi che, anzi, è il primo governo che vuol mettere ordine». Sicura? Certo, non c’era lei l’altra volta alla guida del ministero. Ma la magica moltiplicazione delle università (soprattutto telematiche), la corsa alle convenzioni più assurde e il diluvio di «lauree sprint», lo dicono i numeri e le date, è avvenuta anche se non soprattutto negli anni berlusconiani dal 2001 al 2006. E pretendere oggi una delega in bianco perché «non si disturba il manovratore», è forse un po’ troppo. O no?

Sergio Rizzo
Gian Antonio Stella

Lettera del Presidente della Repubblica

23 Ott

Oggi il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha scritto una lettera di risposta agli studenti e ricercatori che ha ricevuto questa settimana. Riportiamo una parte del testo: (qui il testo completo)

“Cari studenti, dottorandi e ricercatori della Sapienza, ho ascoltato e letto con attenzione la lettera che mi avete consegnato e colgo l’occasione per indirizzarvi alcuni chiarimenti e spunti di riflessione.”

[…]

“Al Presidente della Repubblica non spetta pronunciarsi nel merito dell’una o dell’altra soluzio$ne in discussione, né suggerirne una propria , ma spetta solo richiamarsi ai principi e alle regole della Costituzione.

Ciò non significa – sia chiaro – che io mi senta estraneo (“abbandonandole a se stesse”, per usare la vostra espressione) alle esigenze della scuola, della ricerca, dell’Università. Al contrario : a queste esigenze, e alle problematiche connesse, ho dedicato, nello svolgimento delle mie attuali funzioni, da più di due anni, la più convinta e appassionata attenzione e iniziativa. E’ davvero in giuoco il futuro del paese : se l’Italia vuole evitare un’emorragia di preziosi giovani talenti, che trovano riconoscimento all’estero, gli investimenti nella ricerca – soprattutto – dovrebbero costituire una priorità, anche nella allocazione delle risorse, pubbliche e private.

Dico “dovrebbero” perché in realtà le scelte pubbliche (e anche quelle del sistema delle imprese) non sembrano riconoscere tale “priorità”, a cui troppe altre ne vengono affiancate – in particolare quando si discute di legge finanziaria e di bilancio – col risultato che già da anni non ci si attiene ad alcun criterio di priorità e non si persegue un nuovo equilibrio nella distribuzione delle risorse tra i diversi settori di spesa.”

[…]

“Tuttavia io auspico :

1) che si creino spazi per un confronto – in sede parlamentare – su come meglio definire e distribuire nel tempo i tagli ritenuti complessivamente indispensabili della spesa pubblica tra i ministeri e i varii programmi, valutando attentamente l’esigenza di salvaguardare livelli adeguati di spesa per la ricerca e la formazione ;

2) che a sostegno di questo sforzo, si formulino proposte anche da parte di studenti e docenti, per razionalizzare la spesa ed elevarne la qualità, con particolare riferimento all’Università, dovendosi rimuovere distorsioni, insufficienze e sprechi che nessuno può negare. E ciò sposta il discorso sulla tematica degli ordinamenti e della gestione del sistema universitario : tematica sulla quale è atteso un confronto tra il governo e gli organismi rappresentativi delle Università.

Occorre che tutte le istituzioni e le forze sociali e culturali si predispongano senza indugio a tale confronto, in termini riflessivi e costruttivi : dando prova, anche voi, responsabilmente, di “determinazione e intelligenza”, come avete scritto a conclusione della vostra lettera”